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Italia sul tetto del mondo: siamo il paese più perdente nel gioco d’azzardo

su Alex di Maggio | Pubblicato il September 24 2017 | Inserito in Speciali
Italia sul tetto del mondo: siamo il paese più perdente nel gioco d’azzardo | {bonus}

Tali dati sono stati resi noti durante la presentazione del libro “Lose for life. Come salvare un paese in overdose da gioco d’azzardo”, tenutasi giovedì scorso a Palazzo Madama e realizzato dall'associazione Avviso Pubblico che riunisce diverse comunità territoriali italiane (comuni, province e regioni).

Secondo lo studio, l’Italia è il primo paese al mondo dal punto di vista del rapporto tra le perdite nel gioco d'azzardo e il prodotto interno lordo (PIL). La perdita netta dei giocatori, su un totale di 96,1 miliardi di spesi, ammonta a 19,5 miliardi, dei quali 10,5 incassati dallo stato e 9 dalle società di gioco; il resto viene distribuito in vincite. I 19,5 miliardi rappresentano lo 0,85% del PIL, contro lo 0,78% degli Stati Uniti e lo 0,75% della Gran Bretagna, sebbene la spesa per abitante in questi due paesi è più alta.

L’idea di realizzare questo testo che rappresenta un viaggio all’interno del mondo del gioco pubblico in Italia, è emersa in seguito "alle richieste di molti comuni interessati ai danni sociali causati dal gioco d'azzardo", ha spiegato Giulia Migneco, che insieme a Claudio Forleo (dell’Ufficio stampa di Avviso pubblico e curatori del libro), ha raccolto pareri sul tema di molti specialisti tra cui sociologi, matematici e magistrati.

Secondo dati ufficiali sono 24.000 italiani che si sottopongono a trattamento nelle strutture del sistema nazionale sanitario per problemi di dipendenza da gioco; secondo altri dati però sono centinaia di migliaia i soggetti che soffrono di ludopatia.

Ridurre l’offerta di gioco, approvare una legislazione nazionale che tenga conto dell'esperienza delle autorità locali, pensare a divieti pubblicitari più incisivi, istituire tavoli di lavoro a livello provinciale e destinare risorse a controlli, cure e campagne di prevenzione e sensibilizzazione, sono alcune delle proposte per contrastare la crescita del gioco d’azzardo in Italia delineate da Avviso pubblico e contenute nel libro. In riferimento alla riduzione complessiva dell’offerta di gioco, il testo riporta che “accanto al taglio dell Awp già disposto ai sensi della legge 96 del 2017, va disposto un analogo intervento sulle Vlt, in aumento nel 2016 e seconda fonte di raccolta per il gioco d’azzardo e su tutti i punti vendita e le diverse tipologie di gioco”.

Per quanto riguarda la necessità di elaborare una legislazione nazionale che tenga in considerazione l'esperienza degli enti locali e regionali, gli autori spiegano che "non tutti i territori hanno le stesse necessità: all’interno di una normativa omogenea va preservata la possibilità agli enti locali di utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione per indirizzare la collocazione delle sale giochi, limitando gli orari di apertura". Ritengono inoltre che i divieti introdotti nell'ultima legge "Non sono sufficienti.Lo testimonia l’aumento del 40% degli investimenti pubblicitari nel settore giochi registrato lo scorso anno".

Il gioco d’azzardo è vissuto da monti enti locali come un problema, sotto diversi punti di vista. L’auspicio è che questo libro sia in grado di suscitare un dibattito pubblico che affronti nel merito la questione. La politica ha il compito di analizzare e riflettere per assumere un indirizzo. Con coraggio e trasparenza”, ha spiegato Roberto Montà, presidente di Avviso pubblico.

I dati più preoccupanti contenuti nel testo riguardano il gioco patologico

La ricerca spiega che “appena 24 mila persone nel 2015 risultavano in cura presso le strutture del sistema sanitario nazionale per il disturbo da gioco d’azzardo. Una cifra che non inquadra la reale portata del fenomeno anche a causa del numero limitato di strutture pubbliche che in Italia garantisce cure specifiche: solo 184 secondo uno studio dell’Iss nel 2016. Tuttavia, il Dipartimento delle politiche antidroga stima un numero di giocatori patologici minimo di 300 mila e massimo di 1,3 milioni”.

Gli autori del libro hanno inoltre sollevato il problema del coinvolgimento della criminalità organizzata nel mondo del gioco (leggi anche Rapporto DIA 2016). “Il gioco d’azzardo rappresenta per le principali organizzazioni criminali che operano in Italia una fonte di profitto e un sistema per riciclare il denaro sporco. L’operazione Gambling della Dda di Reggio Calabria nel 2015 ha attestato un flusso di liquidità transitato sui circuiti bancari pari a 10 miliardi di euro, mentre l’inchiesta Black Monkey, della Dda di Bologna, ha fatto emergere 57 punti di gioco illegali distribuiti in 11 regioni, gestiti dalla ‘ndrangheta. Infine, nel 2014 la Consulta nazionale antiusura stimava in 8,6 miliardi di euro il peso del sommerso criminale nel volume di gioco di slot e videolottery”.

Tra le proposte presenti nel documento c’è anche quella di adottare i 12 punti presentati dall’Osservatorio per il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo del ministero della Salute.Introduzione della tessera sanitaria per accedere alle slot; consentire l’uso solo delle monete e non delle banconote; mantenere la vincita massima a 100 euro per partita; dimezzare la puntata più alta da 1 euro a 50 centesimo, allungare la durata della partita da 4 a 7 secondi. Impostare inizialmente un tempo massimo da passare davanti alla slot e altre limitazioni”.

Tra le indicazioni da attuare rientrano anche quelle della Commissione parlamentare antimafia, della revisione del sistema delle concessioni e delle licenze, l’aumento delle pene per i reati connessi, allargamento delle sanzioni amministrative, confisca obbligatoria degli apparecchi usati nei reati.