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Gioco d’azzardo su pc: una sentenza storica

su Alex di Maggio | Pubblicato il September 04 2018 | Inserito in Notizie
Gioco d’azzardo su pc: una sentenza storica | {bonus}

Per condannare un imputato per gioco illegittimo di gioco d’azzardo è necessario “lo svolgimento effettivo del gioco, e, qualora si tratti di apparecchi automatici da gioco di natura aleatoria, l’effettivo utilizzo dell’apparecchio per fini di lucro, non essendo sufficiente, in tale ultimo caso, accertare che lo stesso sia potenzialmente utilizzabile per l’esercizio del gioco d’azzardo”.

È quanto ha affermato la Terza Sezione Penale della Cassazione annullando, rinviando ad altra sezione, la sentenza della Corte d’appello di Palermo che ha condannato alla pena di sei mesi e a un'ammenda di 800 euro il gestore di una sala giochi ritenuto responsabile del reato di esercizio di gioco d'azzardo.

La vicenda di Palermo

Il titolare della sala da gioco aveva installato quattro computer che “potenzialmente” consentivano di accedere a una piattaforma di gioco non autorizzata, presumibilmente una piattaforma del circuito .com e non regolamentata come i migliori casinò online italiani AAMS. Secondo quanto emerge dal verbale degli agenti di polizia che hanno effettuato un’ispezione dei locali, l’uomo aveva assunto un atteggiamento sospetto e si era affrettato a digitare dei comandi sul proprio PC, probabilmente al fine di bloccare l’accesso ai siti dai 4 computer. Le macchine erano impostate per cancellare la cronologia della navigazione. Inoltre nella sala è stata individuata la presenza di un lettore ottico che a detta degli agenti serviva per accettare le giocate (al suo interno erano stati rinvenuti 5 euro) e il titolare era in possesso di 175 euro, anche questi, secondo gli agenti, frutto delle giocate.

La Corte Suprema ha ritenuto che tutti questi elementi rappresentano meri indizi che non bastano da soli a configurare il reato di gioco d’azzardo, poiché mancano “elementi univoci indicativi dell’effettivo svolgimento del gioco”. Inoltre, "in assenza di altri elementi, il denaro sequestrato non può ritenersi provento dell'esercizio del gioco d'azzardo, e che la possibilità di ottenere sui personal computer giochi d'azzardo, in assenza della cronologia e di altri dati o elementi di fatto, non è dimostrativa dell'esercizio di tale gioco", ragion per cui la possibilità di giocare d'azzardo sui pc di una sala giochi non è dimostrativa dell'esercizio di tale gioco.

La sentenza della Cassazione

Nella sentenza si legge che “La Corte d’appello è pervenuta alla affermazione di responsabilità dell’imputato in relazione a detto reato in modo illogico, in quanto ha ritenuto provato lo svolgimento del gioco d’azzardo, mediante gli apparecchi elettronici presenti nel circolo ricreativo di cui l’imputato è gestore, sulla base della astratta potenzialità di tali apparecchi a consentire l’esercizio del gioco, in assenza di elementi univoci indicativi dell’effettivo svolgimento del gioco”.

Secondo la Cassazione si è data troppa importanza al fatto che venissero cancellati i dati di navigazione: questa prassi serve “a evitare la ricostruzione immediata dei siti visitati”, ragion per cui “non può trarsi la conclusione che la stessa sia strumentale all’occultamento degli indizi di attività illecite, potendone trarsene solamente elementi di sospetto in tal senso, ma non anche la prova o indizi dello svolgimento di giochi d’azzardo”. In sostanza, prosegue, “tutti gli indizi indizi considerati, pur essendo “in grado di esprimere elevata probabilità del compimento del reato, non sono ‘precisi’ dal momento che possono essere spiegati anche diversamente”.

La Suprema Corte ha disposto il rinvio ai giudici palermitani “per nuovo giudizio, da condurre alla stregua dei rilievi che precedono per quello che riguarda la valutazione degli elementi indiziari a disposizione”.