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Gioco, l’Inghilterra segue il modello Italia

su Alex di Maggio | Pubblicato il December 16 2018 | Inserito in Notizie
Gioco, l’Inghilterra segue il modello Italia | {bonus}

L’Italia sembra aver fatto scuola. Avanguardia nel settore del gioco d’azzardo, compreso quello online, il nostro paese pare aver iniziato a diffondere il contagio proibizionista anche fuori dai propri confini. Il primo adepto intenzionato a seguire le orme del Belpaese è l’Inghilterra, dove sono stati direttamente gli operatori ad aderire ad una specie di ban volontario relativo alle pubblicità. Andiamo nel dettaglio.

LA PROPOSTA - L’idea è partita dal partito laburista, ed ha immediatamente riscontrato il favore della Remote Gambling Association, l’associazione che rappresenta le società di scommesse online. Il contenuto è molto semplice: divieto di pubblicità del gioco in tv durante gli eventi scommesse, che scatta dai cinque minuti precedenti all’inizio dell’evento, fino ai cinque minuti successivi al termine dello stesso. I principali operatori, da Star Vegas Casino a William Hill, si sono schierati dalla parte della proposta, e lo stesso amministratore di Rga Clive Hawkswood ha fatto capire di essere intenzionato a portarla a positiva conclusione entro gennaio, mese in cui scatteranno le sue dimissioni. A rimanere fuori dal divieto sarebbero soltanto le corse dei cavalli.

TUTELA - L’obiettivo è chiaramente quello di tutelare i minori, tenendoli lontani dal mondo delle scommesse. Un percorso simile a quanto sta avvenendo in Italia, con la differenza che in Inghilterra il governo sta andando avanti con il pieno sostegno degli operatori, mentre nel nostro paese si è pervenuti ad una guerra fredda che solo di recente pare possa conoscere un piccolo riavvicinamento. D’altro canto, anche la Industry Group for Responsible Game, che rappresenta ben 640 operatori, ha aderito, su base volontaria, al ban pubblicitario; coinvolte sarebbero anche le società di casinò online, con non potrebbero pubblicizzare le proprie piattaforme prima delle 21. Per John Hogan, presidente della Industry Group for Responsible Game, si tratta di un vero e proprio spartiacque. Soddisfatti anche i membri del partito laburista. Ma naturalmente, non sono mancate delle voci di disappunto, particolarmente di rilievo.

“MISURA SENZA SENSO” –- Ci è andato giù pesante Stephen Van Rooyen, amministratore delegato di Sky UK. L’osservazione posta da Sky è sicuramente ficcante, ed è riassumibile nella seguente maniera: "se non potranno più mandare la pubblicità durante le partite, le agenzie di scommesse si concentreranno sui tablet, gli smartphone, i social media, diventando ancora più invasivi". E’ chiaro che nel complesso, Sky è il soggetto che rischia di rimanere con il cerino in mano, ma quanto posto sul pianto da Van Rooyen non è da sottovalutare, tenendo inoltre conto del fatto che rimarranno le pubblicizzazioni sui cartelloni degli stadi, visibili durante gli eventi.

È dunque una soluzione realmente efficace? L’interrogativo rimane aperto, in Inghilterra come in Italia. La risposta tutta da sperimentare. C’è di buono che, come detto, perlomeno in Inghilterra il governo pare ben disposto a tenere conto delle proposte che provengono dal mondo dell’industria di settore.