Azzardo e antiazzardo: due universi praticamente opposti

lug 23

I giudici del Tar del Lazio hanno messo al bando i farmaci come cura delle dipendenze da gioco rivendicando il ruolo attivo e l’importanza della prevenzione.

Il Tar ha deciso la sospensione della Federsend, la Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze, nell’Osservatorio nazionale sul gioco d’azzardo, la quale ha deciso di ricorrere a Codacons con la richiesta di indagare sulle nomine da parte del Ministero della salute relative ai soggetti che costituiscono l’Osservatorio medesimo.

L'esposto presentato da Codacons

Condizione preliminare per sedere nell’Osservatorio è (o dovrebbe essere) l’assenza di conflitto di interessi. I componenti dell’Osservatorio, infatti, in quanto organismo istituzionale, non possono intrattenere rapporti con enti o imprese che hanno contratti economici o commerciali in materie di pertinenza di un organismo che ha una funzione pubblica. Ciò che lascia interdetti è come sia stato possibile che il Ministero della salute non abbia effettuato la relazione richiesta dal Tar Lazio circa i criteri che hanno portato alla nomina di Federserd in seno all’Osservatorio, (tanto è vero che il Tar ora ha escluso l’associazione con il provvedimento del 13 luglio scorso)”. E’ quanto riportato nell’esposto presentato da Codacons.

L’esposto continua citando la Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti: “Indipendentemente da Federserd, nel merito gli interrogativi restano. Sembrerebbe che il presidente dell’Osservatorio, nonché Direttore generale della prevenzione generale presso il Ministero della Salute, abbia assunto la carica di consigliere dell’associazione FADOI. Risulterebbe inoltre che la stessa abbia partecipato a convegni ove erano presenti rappresentanti di imprese farmaceutiche e sembrerebbe che la stessa abbia ricevuto contributi da ditte farmaceutiche. Per garantire la massima trasparenza e correttezza nelle attività dell’Osservatorio, bisognerebbe accertare la piena indipendenza di ogni suo componente “laico” da qualsiasi condizionamento o conflitto d’interessi con l’oggetto specifico dell’Osservatorio, vale a dire il contrasto al gioco d’azzardo patologico”.

L’associazione ha perciò chiesto al magistrato Raffaele Cantone di accertarsi che i soggetti che siedono nell’Osservatorio non intrattengano rapporti commerciali diretti o indiretti di finanziamento con imprese concessionarie o gestori del comparto dell’azzardo legale, considerato inoltre lo stanziamento da parte del Governo di 50 milioni di euro per la lotta alle dipendenze da gioco d’azzardo nel 2016.

Gambling e contrasto al gambling dovrebbero essere due mondi assolutamente distanti

Osvaldo Asteriti, ha espresso la sua opinione in merito alle ultime notizie sul segmento dei giochi pubblici, sottolineando principalmente come “Azzardo e antiazzardo, Gambling e contrasto al gambling dovrebbero essere due mondi assolutamente distanti tra loro e immediatamente riconoscibili”.

L’avvocato, impegnato da circa un decennio nel campo del contrasto del gioco d’azzardo legale, afferma di “aver assistito, in quest’arco di tempo, ad episodi sconvolgenti”.

Tra questi cita il protocollo d’intesa, tra il Coordinamento nazionale di “Mettiamoci in gioco” e la federazione Sistema Gioco Italia di Confindustria volto alla realizzazione di azioni comuni in tema di azzardo. Il protocollo proponeva l’abolizione del termine di gioco d’azzardo, e i firmatari erano d’accordo nell’affermare che era un modo poco corretto, dal punto di vista giuridico, di definire il mondo del “gioco con alea con poste in denaro”. Il protocollo di intesa non è mai applicato per la stessa opposizione dei partecipanti a “Mettiamoci in gioco”.

Asteriti continua citando il protocollo di intesa, del gennaio di quest’anno, tra Adiconsum e Unibet Group, una delle più importanti società che operano nel mercato del gambling online, che aveva proposto la figura del “giocatore sociale”, “a detta di molti esperti una vera contraddizione in termini”, sottolinea l’avvocato. E aggiunge: “Oggi, siamo alla più sorprendente confusione di ruolo tra i due mondi, un vero delirio”.

Per quanto riguarda la proposta che Pier Paolo Baretta ha presentato in sede di Conferenza Unificata agli Enti locali, limitare l’orario di apertura delle sale ad un massimo di 12 ore, lasciando agli Enti la facoltà di regolare gli orari, entro questo limite, Asteriti si è espresso con queste parole: “A ben guardare, 12 ore non sono poche. Oltre 10.000 partite a slot machine, un numero altrettanto alto di biglietti g&v da grattare, oltre 140 puntate al 10 e lotto, e così via".

Le critiche di Nevola alla proposta di Baretta e agli interventi sui distanziometri

L’opposizione più fiera a questa proposta per ora è arrivata da dove meno te l’aspetti, almeno nei termini in cui è stata formulata. Il Presidente dell’Associazione antiazzardo la Sentinella, Luigi Nevola, ha criticato la proposta di Baretta, "invocando a gran voce l’apertura delle sale 24 ore su 24”.

Ricordiamo che Luigi Nevola, Presidente dell’Associazione antiazzardo la Sentinella, aveva espresso il suo dissenso anche per quanto riguarda gli interventi riferiti ai distanziometri: “Sono sbagliati a prescindere, perché il giocatore, specie se compulsivo, si deve poter sfogare avendo accesso al gioco legale. I limiti aumentano la compulsività e i divieti non fanno altro che alimentare le irregolarità. Sul gioco c’è tanta ideologia e ignoranza e quella proibizionista ormai è una moda”.

Asteriti appoggia le considerazioni espresse da Nevola per quando riguarda “le distanze”, sostenendo che “certe limitazioni, sono semplicemente inefficaci” ma si dichiara d’accordo sulla “pur modesta limitazione degli orari di apertura delle sale, avversata sulla base della stucchevole teoria che ogni arretramento del gioco legale comporti un avanzamento dell’illegale", nonostante i lavori della commissione antimafia abbiano recentemente dimostrato l’esatto contrario e in base all’esigenza di far “sfogare” il giocatore compulsivo 24 ore su 24, ma con il gioco lecito.

Tuttavia, continua, “A meno di sospettare una agghiacciante malafede nella proposta di Baretta, tendente ad incrementare la dipendenza, attraverso la riduzione degli orari, mi sembra che il “NO” alla proposta non riguardi tanto la tutela della salute degli ammalati di Gap, o una reale azione di prevenzione, ma sia attenta piuttosto alla direzione del flusso finanziario determinato dal gioco d’azzardo, che dovrebbe competere più al Sottosegretario al MEF che al Presidente di una associazione antiazzardo”.