Indagine sul gioco d’azzardo: casino online ancora di nicchia

Gli italiani amano giocare d’azzardo, è ormai risaputo. Diverse ricerche e studi rivelano questa grande passione, dai quali emerge inoltre che l’industria del gioco può essere considerata come "la terza impresa" italiana, l'unica con un bilancio sempre in attivo, immune dalla crisi che colpisce il nostro Paese. Altre indagini sono state finalizzate ad analizzare le problematiche derivanti dal gioco d’azzardo e l’impatto che questo ha sulle persone che si dedicano all’attività.

Proprio in questi giorni l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha reso noti i risultati di uno studio pubblicato in una monografiaDisturbo sul gioco d’azzardo: risultati di un progetto sperimentale”, il cui obiettivo principale è quello di fornire aggiornamenti scientifici sul disturbo da gioco d’azzardo. L’indagine contiene importanti contributi originali da parte di professionisti italiani, basati sulle esperienze di diagnosi e trattamento di pazienti che presentano problemi relazionati al gioco.

I risultati della ricerca

Coordinata tra il 2015 e il 2016 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, raccoglie interviste rivolte a 3000 italiani dai 15 anni in su. Oltre a quesiti riferiti alla caratterizzazione socio-anagrafica, ne sono stati inseriti ulteriori 6 relazionati alla pratica dei giochi e alle problematiche connesse al gioco eccessivo. Uno di questi è stato posto con l’obiettivo di determinare quale fosse per il campione di intervistati la definizione migliore di gioco d’azzardo: il 57% riconosce la casualità della vincita o perdita di denaro come caratteristica specifica del gioco d’azzardo, mentre un 8% circa ritiene che l’esito del gioco è da ricollegarsi ad una qualche abilità del giocatore.

Poker e slot machine tra i giochi più citati: agli intervistati è stata mostrata una lista di giochi ed è stato chiesto loro quali potessero essere considerati giochi d’azzardo o meno. Il poker è stato il gioco più citato (81%), seguito dalle Vlt (apparecchi nei bar) (79%), Giochi online, casinò games, scommesse ippiche e circa il 67% il Bingo. Il dato più interessante è che la maggior parte degli intervistati ritiene che i Gratta e Vinci (56%), il Lotto (54%), il Win for life (51%) non rientrano nella categoria gioco d’azzardo.

Differenze di genere: gli uomini riconoscono meno delle donne i giochi d’azzardo. Differenze di genere interessanti sono emerse sul Bingo (52% vs 55,6%), il Lotto e Superenalotto (41,1% vs 44,6%), il Totocalcio Totip, Totogol, Corsa Tris, ecc. (39,9 vs 42,7%) e i Gratta e Vinci (39,8% vs 42,7%).

Giochi praticati nell’ultimo anno. La quota dei giocatori, intesa come chi ha praticato almeno un gioco negli ultimi 12 mesi, è pari al 49,7%. Il 30,7% degli intervistati ha riferito di aver giocato al Gratta e vinci, il 14,5% al Lotto, il 3,2% al Bingo e solo l’1,2% alle slot. I giochi online sembrano interessare appena lo 0,8% degli italiani. Gli uomini giocano generalmente più delle donne, il 31,9% contro il 29,7% al Gratta e vinci e il 3,9% contro il 2,7% al Bingo.

I giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni hanno puntato denaro nelle scommesse sportive (11,9%), hanno giocato a carte (scopa, briscola, tresette, ecc. escludendo il poker) a soldi (11,1%) e alle VLT nei bar e nei locali (2,6%) in maniera più frequente rispetto alle altre fasce d’età.

Il gioco più praticato tra la classe d’età 25-44 e 45-64 anni è il Gratta e Vinci (38,5% vs 33,2%), seguito dal Lotto e Superenalotto (rispettivamente 14,3% e 17,9%); quest’ultimo è praticato anche nella fascia d’età 65 e oltre (16,1%).

Il gioco d’azzardo online è praticato soprattutto nelle fasce d’età 15-24 e 25-44 anni (rispettivamente 1,1% e 1,2%). Sono emerse differenze interessanti per quanto riguarda Totocalcio, Totip, Totogol, Corsa Tris, Bingo di sala e Win for Life, praticati soprattutto dalle fasce d’età centrali. In riferimento a slot e Vlt la fascia d’età più attiva è quella tra i 15 e i 24 anni (2,6%).

Il Gratta e vinci è risultato essere il gioco più praticato lungo tutta la penisola; i giochi di carte e le scommesse sportive sono più praticati nel centro (rispettivamente 7,3% e 5,5%) e sud Italia (rispettivamente 8,4% e 6,4%); al nord si gioca di più al Lotto e Superenalotto (16,1%), a poker (5,7%), al Totocalcio, Totip, Totogol, Corsa Tris, ecc. (5,1%) e al Bingo in sala (4,2%). Al Centro si gioca comunque più che al Sud ( 56,2% contro il 51,9%) e al Nord ( 46,4%).

Sui problemi relazionati al gioco

Dall’indagine è emerso che la maggior parte degli intervistati (70%) considera il disturbo da gioco d’azzardo come un problema sanitario e che ad aiutare le persone affette debba essere personale sanitario qualificato.

Tra i vari provvedimenti volti a limitare i problemi legati al gioco, quello considerato più indicato dagli intervistati è stato l’eliminazione delle slot machine da bar e locali pubblici, (51,8%) e il divieto di fare pubblicità (34,3%). Le donne hanno espresso, inoltre, la loro preferenza per provvedimenti quali: fornire maggiori informazioni sui danni del gioco d’azzardo (29% vs 25%) e permettere il gioco solo in spazi dedicati (15% vs 14%).

Provvedimenti ritenuti utili più dagli uomini che dalle donne sono: il divieto di fare pubblicità (35% vs 33%), le iniziative di prevenzione nelle scuole (31% vs 30%), la limitazione del tetto massimo delle giocate (30% vs 28%) e del numero delle sale giochi nel territorio o del numero di apparecchi per abitante (26,4% vs 26,7%), la riduzione della visibilità dei giochi su Internet (18,8% vs 17,3%) e l’obbligo di usare la tessera sanitaria per utilizzare le VLT (14% vs 13,3%). In generale, le quattro fasce d’età considerate si sono trovate sostanzialmente d’accordo sui provvedimenti indicati per limitare i problemi legati alla dipendenza da gioco d’azzardo.

Le attività di prevenzione nelle scuole sono considerate come un utile provvedimento soprattutto dagli abitanti del centro Italia (34,8%) e del meridione (30,3%). La limitazione del numero degli apparecchi da intrattenimento sul territorio vede d’accordo soprattutto il settentrione (27%) e il centro (28,9%), così come la limitazione del gioco in spazi dedicati (rispettivamente 17,3% e 16,2%). Limitare il tetto massimo delle giocate è un provvedimento che mette d’accordo soprattutto gli italiani del centro (32,6%) e del meridione (30,8%), così come fornire maggiori informazioni sui danni del gioco d’azzardo (rispettivamente 30% e 27,9%).

Le motivazioni che inducono a giocare

In primis le difficoltà economiche da fronteggiare secondo il 36,2% delle donne e del 34% degli uomini (34%) alle quali segue il disagio sociale (femmine 32,6% vs maschi 31,3%). Le donne più degli uomini hanno dichiarato che attraversare un momento di particolare difficoltà possa essere considerato un fattore scatenante (femmine 26,4% vs maschi 23,9%). Differenze interessanti sono emerse rispetto alla disponibilità di tempo che convince maggiormente chi abita al nord Italia (19,5%), alla possibilità di una vincita importante, citata più frequentemente dal sud (23,8%) e dal centro (22,6%), alla disponibilità economica citata più spesso dal centro (19,6%) e dal sud (16,8%) rispetto al nord (14,5%), alla vicinanza delle sale da gioco da casa o dal luogo di lavoro che convince di più gli italiani del centro della penisola (16,2%) rispetto al nord (13,3%) e al sud (10,2%). La voglia di divertirsi è indicata come condizione favorente soprattutto al centro (12,8%) rispetto al nord (9,4%) e al sud (5%).

Considerazioni conclusive

Secondo i ricercatori dell’ISS, Claudia Mortali, Adele Minutillo, Roberta Pacifici, Luisa Mastrobattista, sul fronte del grado di informazione, dall’indagine è emerso un livello diffusamente non elevato: oltre il 40% degli intervistati non coglie il “caso”, “l’aleatorietà”, come caratteristica principale dei giochi in denaro e un quarto degli intervistati ritiene che l’abilità è una competenza importante per giocare. I risultati indicano comunque la necessità di migliorare il livello di informazione della popolazione sul fenomeno del gioco d’azzardo e suggeriscono alcuni dei contenuti e dei messaggi che bisognerebbe privilegiare nelle future campagne di sensibilizzazione e contrasto del fenomeno.

Sebbene sia la psicoterapia che la farmacoterapia siano utili nel trattamento del paziente con Disturbo da Gioco d’Azzardo, è sempre importante garantire in ambito clinico un approccio mirato agli specifici tratti del disturbo, scelta che aumenta quelle che sono le possibilità di riuscita del trattamento. Tale approccio è reso possibile da una corretta valutazione iniziale che avviene per mezzo del colloquio clinico e di un assessment testo logico basato su una ampia batteria di strumenti", si legge nelle conclusioni.