Lotta alla dipendenza da gioco: necessaria e doverosa, ma sbagliato associarla ad altre più gravi

data di creazione: ott 10
Scritto da Alessandra Santoro

In Italia, si sa, le dipendenze sono ancora un problema, soprattutto per i giovani e (dato nuovo e particolarmente preoccupante) per i giovanissimi. I numeri, dunque, sono (ancora una volta) allarmanti.

Ai primi posti si collocano, come di consuetudine, le dipendenze relative a fumo, droghe e alcool.

Le droghe hanno ancora una forte valenza seduttiva sugli italiani. Milioni ne fanno uso, spesso in modo occasionale. Si stima che circa il 10% della popolazione in Italia (15-64 anni), quasi 4 milioni, ha assunto almeno una volta nell'ultimo anno una sostanza illegale; cannabis e cocaina tra le droghe più diffuse.

Per quanto riguarda il fumo, la quota più elevata di fumatori si ha nella fascia di età 25-34 anni (33,0%), quella di fumatrici nella classe di età 55-59 anni (20,8%).

Il fenomeno relativo al consumo di bevande alcoliche in Italia, negli anni più recenti, sta decisamente mostrando un profilo nuovo rispetto agli ultimi decenni. A fronte di una riduzione del consumo di vino durante i pasti, si registra un progressivo aumento di consumo di bevande alcoliche occasionale e al di fuori dei pasti, condizione ancor più dannosa per le patologie e le problematiche correlate.

Seguono le dipendenze da Social network, pornografia, shopping compulsivo e smartphone che, stando agli studi che si sono susseguiti sul tema, è una dipendenza molto diffusa. In Italia, le persone utilizzano lo smartphone in media per due ore e mezzo al giorno. Un 20% di utenti arriva anche a quattro ore e mezzo. Un tempo lunghissimo, suddiviso in una miriade di brevi intervalli.

Il primato, dunque, come si può vedere, è detenuto da stupefacenti, con droghe sia leggere che pesanti. Quindi fumo e alcol.

Il gioco d’azzardo, dunque, è ben lontano dall’avere cifre importanti. Il governo, però, ha avviato una vera e propria crociata contro la ludopatia con un proibizionismo che di certo non aiuta.

La ludopatia è quindi certamente tra le dipendenze, ma Roberta Pacifici, direttrice dell’Istituto superiore di sanità, ha spiegato come questa occupi l’ultimo posto dopo tabacco, droghe, doping alcol e disturbi del comportamento alimentare (come anoressia o bulimia). La direttrice dell’ISS ha spiegato come le occasioni di gioco siano cresciute nel tempo, ed ha sottolineato un dato importante: la maggioranza del milione e mezzo di Italiani che ha un rapporto problematico con il gioco, soffre di altre dipendenze, come alcol o droghe, un dato che era già stato sottolineato in uno studio dell’ISS. La lotta alle dipendenze da parte del Governo, però, sembra limitarsi alla ludopatia, quella meno preoccupante ed emergenziale, ma l’unica alla quale il Governo abbia (almeno nelle intenzioni) dichiarato guerra.

Sapar, infatti, pubblica un elenco di tutte le dipendenze e relativi numeri con fonti certe certificate. Ma se da sempre si ritiene in tutte le sedi che la lotta alla ludopatia fosse non solo necessaria ma anche doverosa, quello che lascia perplessi, però, è il modo in cui siano state associate dipendenze che hanno ordini di grandezza anche di 10 volte. Si equiparano gli italiani che hanno problemi con l’alcool (oltre 8 milioni) con chi gioca troppo, ovvero 1,5 milioni che, si ricorda, non sono ludopatici (che sono invece 24mila in cura in Italia). A quanto pare che il gioco sia solo all’ottavo posto di questo elenco assortito e variegato della commissione non sembra essere abbastanza per evitare di associarlo ad alcool e droga.