Come sarà il 2018 del gambling in Italia?

Il 2017 è stato un anno interlocutorio per il settore del gioco. Il ricavato complessivo che confluisce nelle casse dello Stato e la mole di forza lavoro impiegata per far girare questa grande macchina non possono essere accantonate in un attimo. Il 2018 si apre quindi nel segno di una profonda riflessione: dove può andare il gioco pubblico? Come rivedere la distribuzione e la gestione del mercato in modo tale da rispettare l’equilibrio tra le giocate e abbassare al contempo il rischio di ludopatia ormai sempre più diffuso?

Il vero topic è proprio quello riguardante i giocatori, che a gran voce richiedono più tutela anche attraverso le associazioni dei consumatori. Dal punto di vista etico e psicologico, lo Stato non può girare la testa ed evitare di contribuire alla formazione di un nuovo profilo di giocatore, nell’ottica di una maggiore consapevolezza. La palla però passa anche ad un’industria che deve rinnovarsi nel segno dei temi di formazione, informazione, sicurezza e prevenzione. Questo processo è già stato avviato negli scorsi mesi, molti dei migliori casinò AAMS si sono già adeguati, ma l’iter di completamento procede a ritmi lenti e necessita di uno sprint in vista di un futuro che si orienti verso i criteri di sostenibilità e stabilità.

È chiaro a questo punto che la rivoluzione del gioco pubblico riguardi tutti gli interpreti in ballo: il livello più basso della piramide, rappresentato dai giocatori, le aziende e la “vetta”, rappresentata dal legislatore. Ed è proprio da lì che deve partire la mossa decisiva. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli deve prendere in mano le redini di una macchina potenzialmente in grado di girare ad alti regimi, ma che non può non preoccuparsi del suo impatto sul resto del tessuto sociale. È importante che siano quindi stabilite regole chiare e limitanti, in grado di cambiare il presente e il futuro del settore del gioco responsabile.

In seno al Senato la tematica è già stata affrontata in maniera approfondita all’indomani della presentazione de “Il senso del gioco”, volume curato dal professor Riccardo Zerbetto. L’autore ha evidenziato la necessità, già palesata dalle associazioni e dagli altri protagonisti del mercato, di una cultura del gioco responsabile in grado di bilanciare il dicotomico rapporto tra un meccanismo in cui lo Stato svolge il ruolo di estensore delle leggi che regolamentano il mercato e al contempo di “responsabile di cassa”.

Una logica proibizionista non può essere considerata quella giusta, perché l’abolizionismo e la rimozione coatta delle slot machine non risolve il problema. Il giocatore patologico infatti potrebbe spostarsi anche su altre opzioni di gioco già presenti sul mercato, spostando quindi il focus d’attenzione dal gioco reale ai giochi online. Non è neppure possibile, quindi, una logica opposta, votata quindi a sottovalutare il problema. Certo, al gioco non sono sottesi rischi importanti come quelli che riguardano altre realtà industriali in Italia, nelle grandi città non si vive il dramma di quanto accade nel rione Tamburi di Taranto o in altri quartieri difficili di tutta la penisola. È però certificato che il gioco pubblico può essere ugualmente pericoloso se sfocia nella patologia.

Per non arrivare al classico punto di non ritorno, secondo un atteggiamento tipico dei legislatori italiani, tutti gli attori in scena dovrebbero partecipare alla rivoluzione e al riordino del settore, per una bonifica che produrrebbe vantaggi per tutti ma in assoluto per il consumatore, ogni giorno di più sulla soglia della patologia ludopatica.