Covid-19: sale gioco non tra i principali luoghi di contagio, ma i governi non la pensano così

data di creazione: nov 24
Scritto da Alessandra Santoro

In quali luoghi e in che modalità avviene il contagio da Covid-19? A quasi un anno dallo scoppio della pandemia mondiale, si delineano le modalità con le quali si corrono più pericoli. Uno degli studi più interessanti a livello internazionale è quello pubblicato su Nature e ha mostrato quanto, se gestiti nel modo corretto, i dati dei tracciamenti possano generare una serie informazioni utili.

In particolare, i ricercatori dell’Università di Stanford, in California, hanno analizzato le localizzazioni anonime dei cellulari di quasi 100 milioni di cittadini americani residenti nelle dieci principali aree urbane, per definire i posti che avevano frequentato nel periodo compreso tra marzo e aprile; controllando oltre 57mila gruppi di persone in oltre 550mila luoghi di potenziali assembramenti quali ristoranti, palestre, chiese, concessionarie di automobili, negozi sportivi, hotel e motel. Per prevedere in che modo i movimenti delle persone potrebbero influenzare la trasmissione virale, il team di ricerca ha inserito dati di posizione anonimi da app per telefoni cellulari in un semplice modello epidemiologico che stima la velocità di diffusione della malattia. Sovrapponendo questi dati e quelli epidemiologici relativi ai vari focolai, hanno dimostrato che tutte le volte che si radunano più persone il rischio di contagio aumenta.

Un altro tipo di comunità sotto osservazione è naturalmente quella delle scuole, da cui emerge, tuttavia, un quadro particolarmente positivo. Secondo un articolo pubblicato sempre su Nature, nel quale si fa il punto sulla situazione in aree molto diverse, dall’Australia agli Stati Uniti, nelle settimane della riapertura (in settembre), da nessun Paese sono giunti segnali negativi, anzi. Soprattutto quando, come in Italia (espressamente citata, con le sue 65mila scuole), sono state prese opportune precauzioni, i focolai estesi sono stati una rarità, e i tassi di contagi tra docenti e ragazzi non sono risultati essere molto diversi da quelli della popolazione generale. Questo dimostra che prevenire si può, con i test diffusi e regolari. E che questo permette di tenere le scuole aperte, ma potrebbe anche andare in favore di tante altre attività economiche

Ristoranti, palestre, bar, hotel, motel. Esclusi i locali da gioco. Questi, infatti, secondo lo studio, non rappresenterebbero fonti di contagio.

Ma oltre agli studi di Stanford, negli stessi giorni è uscito anche un altro lavoro sul New England Journal of Medicine, relativo alla vita in comunità che rappresenta come il virus sia quindi diffuso anche nell’ambiente. Anche nel caso del gioco pubblico, essendo stato questo uno dei settori maggiormente colpito dalle restrizioni e il primo ad essere chiuso dal nostro governo. Nonostante nessuna evidenza di criticità dal punto di vista dei contagi.

Nel nostro paese, in realtà, la scelta che è stata fatta nei confronti del gioco è di natura politica e in nessun modo scientifica. Il gioco d’azzardo, dunque, è ben lontano dall’avere cifre importanti. Il governo, però, ha avviato una vera e propria crociata contro un settore dove il proibizionismo che di certo non aiuta. La scelta, infatti, è compiuta non tanto sulla base di un giudizio di intrinseca non meritevolezza degli interessi, ma in considerazione del fatto che non sono idonee a fornire agli utenti i beni o i servizi di oggettiva primaria importanza. Ribadendo, pertanto, il criterio della “necessità” di alcuni beni di consumo: anche se il criterio con cui è stata valutata tale “importanza” delle attività economiche non sembra supportato da alcun dato scientifico.