Gioco d'azzardo: Il gioco e la competizione sono innati nell’essere umano

mag 31

Uno studio realizzato dall’Instituto de Juegos de Apuestas della città di Buenos Aires illustra i rischi che corrono gli adolescenti davanti ai videogiochi, che siano online o su console. La psichiatra Susana Calero, specializzata nello studio e nel trattamento della ludopatia, si è occupata di analizzare la problematica del gioco negli adolescenti sottolineando come i professionisti che si occupano di studiare questo aspetto, devono tener conto e affrontare le sfide poste dalle nuove tecnologie. Da un sondaggio dedicato alle patologie sviluppate nei bambini e adolescenti, si è arrivati alla conclusione che la maggior parte dei pazienti trascorrevano molte ore davanti al computer. La carenza di ulteriori studi e approfondimenti sul tema, ha comportato non poche difficoltà nell’affrontare il problema. “Da qui la necessità di affrontare uno studio approfondito in cui i professionisti si basano sulle statistiche reali del nostro paese per chiarire i propri dubbi e indirizzarsi sui problemi provocati dalla tecnologia”. Dice la psichiatra.

Lo Studio

Uno dei problemi rilevati dall’equipe di specialisti, era relativo al fatto che il 98% dei ragazzi che usano computer, consolle, o cellulare per giocare, hanno affermato di essere giocatori abituali e che vi si dedicavano considerandolo come una forma di intrattenimento. Dallo studio è emerso che il 21,6% degli intervistati aveva scommesso denaro, reale e virtuale, nel gioco. Tale percentuale non si discosta da quella di altri paesi come la Spagna e l’Italia, in cui gli adolescenti hanno riconosciuto di aver scommesso, almeno una volta, nei giochi virtuali. Il dato rilevante emerso dallo studio ha dimostrato che i ragazzi giocano molto più delle ragazze, e nel gruppo composto dai minori di 15 anni, il 46% gioca tutti i giorni, il 20,9% ha scommesso denaro, e il 16,7% gioca più di quattro ore al giorno. Nel frattempo, nel gruppo dei maggiori di 16 anni, il 35,8% gioca tutti i giorni, il 21,6% ha giocato a volte per denaro, e il 18,8% gioca più di quattro ore al giorno. Lo studio ha inoltre dimostrato che le sensazioni più comuni vissute dagli adolescenti,sono: la continua voglia di giocare per 86,7%, il 79,5% ha dichiarato di sentirsi felice, il 44,8% rabbia, il 44,2% frustrazione, il 35,1% lo trova piacevole, il 28,8% prova eccitazione, e il 10,9 invidia. Il 46% ha dichiarato che nel momento in cui non riesce ad accedere al gioco al quale ha intenzione di giocare, continuerà a cercare insistentemente la forma per riuscirci fino a quando non lo otterrà. Il 21,5% ha affermato che anche nel momento in cui sta dedicandosi ad altre attività, sta pensando al momento in cui potrà mettersi a giocare.

L'analisi e il ruolo delle emozioni

Secondo la Calero, “esistono diversi modi per scommettere, che si tratti di giochi reali o sociali. La possibilità di scommettere, che altro non è che una competizione, è una situazione comune nella vita di un individuo che cerca continuamente di superare un altro individuo o se stesso, guidato dalla consapevolezza che possiede una tecnica o una strategia che alla fine gli permetterà di ottenere la vittoria”. Secondo la psichiatra, che conta 27 anni di esperienza, questo problema non si risolve chiudendo o proibendo l’accesso ai casinò o alle sale da gioco, poiché “il gioco e la competizione sono innati nell’essere umano”, quindi le persone, tenteranno in ogni modo, di cercare il luogo e il momento per dedicarsi all’attività, ragion per cui il divieto di qualcosa in particolare, non può cambiare l’attitudine dell’individuo. “L’unico modo per rendersi conto che il semplice giocare non si traduca in problematiche patologiche, è avere la capacità di riuscire a darsi dei limiti prima che la situazione si faccia complicata” continua Calero. La dottoressa ritiene che un ruolo fondamentale è giocato dalla relazione che i genitori instaurano con i propri figli, infatti ha rilevato che gli adolescenti implicati nello studio, hanno dichiarato che i propri genitori, quasi mai propongono attività familiari, né li includono nei loro progetti di intrattenimento. Spiega che ciò che si deve tenere in considerazione, quando il gioco diventa un problema per i ragazzi, è da ricollegare al loro stato emozionale scaturito dalla solitudine o anche dall’inizio delle loro prime esperienze amorose.