Continua la stretta del governo sul gioco legale, è allarme: a rischio 150mila lavoratori

data di creazione: feb 05
Scritto da Alessandra Santoro

190 giorni. Un calo di oltre il 20% a livello globale, la chiusura dei punti vendita, e una perdita del 47,5% in termini di raccolta (73,9 milioni di euro nel 2019 contro i 38,8 nel 2020). È il quadro che emerge da un rapporto pubblicato da Sisal per esporre la situazione di disagio e difficoltà dell’industria del gioco legale in Italia. Lo scenario ipotizzato per il futuro, però, potrebbe risultare ancora più preoccupante: il permanere del blocco può portare alla chiusura finale di un gran numero di attività, stallo che mette a rischio 150.000 lavoratori.

La richiesta è quindi chiara. Se, nonostante i protocolli per garantire sicurezza e rispetto della salute dei lavoratori, fino ad ora il Governo non si è comunque mosso in una direzione favorevole per il settore del gioco e non ha preso delle decisioni relative alla riapertura e al rilancio dell’ industria, ci si aspetta una presa di posizione in tal senso.

Non solo. Il dossier sottolinea anche un altro dato: tutti i punti vendita del gioco legale distribuiti sul territorio italiano stanno riscontrando difficoltà a ricevere i fondi garantiti dallo stato. Il Governo, dunque, sembra aver quasi totalmente dimenticato il settore, lasciandolo abbandonato a se stesso. Il tutto è aggravato dall’ombra del gioco illegale. Il direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Marcello Minenna, ha infatti sottolineato come, durante il lockdown, ma in generale in concomitanza con la crisi del gioco terrestre, si sia verificata un’esplosione del gioco online, e in particolare di quello illegale.

Tale tendenza è confermata anche dalla relazioni della Direzione Investigativa Antimafia (DIA), che hanno messo in evidenza come il gioco illegale sia un indotto gestito dalla criminalità organizzata italiana, in particolare dalla 'ndrangheta.

Il Governo, insomma, continua la sua politica stringente nei confronti del mondo del gioco. Dapprima con il Decreto Dignità, che di fatto vietava qualsiasi forma di pubblicità relativa a scommesse e gioco, e in seguito con le misure restrittive prima, e la chiusura definitiva poi, si è intrapresa una vera e propria crociata nel nome di un chiaro e preoccupante proibizionismo. I numeri parlano chiaro: gli operatori del settore, oggi più che mai, chiedono risposte.

🟠 L’analisi di Gaming Report

Dal punto di vista statistico, è importante sottolineare come la riduzione del 25/30% indotta dalla chiusura completa del gioco locale terrestre, avrebbe spostato una buona fetta degli utenti verso il circuito illegale. Tale allarme è stato lanciato anche da uno studio condotto in Inghilterra, che ha evidenziato una crescita del gioco illegale durante questa particolare fase di emergenza sanitaria, soprattutto in quei mercati con una regolamentazione particolarmente restrittiva come l’Italia e la Spagna, e che sta determinato una migrazione di utenti dai casinò online sicuri verso altre piattaforme non regolamentate.