Gioco legale, il 32% delle imprese nazionali in crisi nera

data di creazione: feb 23
Scritto da Alessandra Santoro

L'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus ha totalmente cambiato lo scenario economico, con le imprese che hanno dovuto fare i conti con una realtà sempre più complicata.

In questo speciale, il team di Gaming Report ha raccolto una serie di dati interessanti sulla recessione economica indotta dall'emergenza sanitaria.

La frattura economica, in Italia, resta una questione preoccupante. Stando a quanto evidenziato dall'Istat, su 804 mila imprese italiane - pari al 78,9% dell’intera filiera - il 7,2% ha dichiarato di essere ancora chiuso. Un dato drammatico che incide fortemente sul tasso di occupazione della Penisola.

Il lockdown ha influito maggiormente sulle attività sportive e di intrattenimento, seguite dai servizi alberghieri-ricettivi e dalle case da gioco. Dall'ultima indagine, infatti, è emerso che il 14,6% di queste attività prevede addirittura di non riaprire mai più. Il 68,4% delle imprese ha registrato un ribasso del fatturato nei mesi che vanno da giugno a ottobre 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

È evidente che, alla luce dell'attuale periodo storico e dei dati riportati, le agenzie di scommesse sportive e le case da gioco, sono quelle che maggiormente hanno risentito della crisi economica. Nonostante la ripresa delle attività, da dicembre 2020 a febbraio 2021 circa un'impresa su quattro ha registrato un calo del fatturato. Il 32,2% di queste sono attività sportive e di intrattenimento.

🟠 Il quadro generale economico proposto da Istat

L'Istituto Nazionale di Statistica ha analizzato il quadro generale dell'economia a inizio pandemia. Tra i settori più colpiti dall'emergenza sanitaria, oltre le attività sportive e di intrattenimento, rientrano anche i servizi di alloggio e ristorazione. Queste mostrano un calo del 62,6%. Ad accodarsi anche le agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (-30,7%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (-23,2%). Forti cali anche per trasporto e magazzinaggio (-30,7%).

Almeno per il momento sarà difficile pensare a una totale ripresa dei settori. A causa delle difficoltà economiche, la percentuale dei settori considerati maggiormente a rischio è passata dal 35% al 65% negli ultimi 365 giorni. A soffrirne gli effetti negativi è anche il blocco del turismo e dei trasporti.

Il ritorno alla normalità dovrebbe avvenire in modo graduale, ma per ora le perdite di circa 6 miliardi di euro sono un colpo difficile da assorbire. L’attuale quadro è condizionato sicuramente dalle conseguenze del virus e le prospettive per il futuro restano incerte.

Intanto, il via al piano vaccinale e l’allentamento delle misure restrittive sembrerebbero far respirare alcune attività italiane. Le future misure legate al Recovery and Resilience Facility Program potrebbero rappresentare, probabilmente, uno stimolo per gli investitori, ma l’incertezza sul futuro resta.

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