Ice London e regolamentazione gambling: quale futuro?

mar 05

L'Ice London 2020 ha da poco chiuso i battenti. Cosa ci ha lasciato? Certamente si è tratta della più grande edizione mai registrata. Hanno partecipato 633 marchi di espositori, provenienti da 67 paesi nazionali, occupando 40 delle 44 sale dell'ExCeL di Londra. Al di là dei numeri, però, va sottolineato un altro fattore, ovvero la popolarità ormai planetaria raggiunta dal settore del gambling. A farla da padrone quest'anno sono stati le intelligenze artificiali, la realtà virtuale o aumentata, oltre agli eSports, fenomeno sempre più di massa e di interesse, anche per il gaming tradizionale. Dove ci porterà tutto ciò?

La novità Magellant

Dal punto di vista dei software, una delle grandi novità proposte nel settore del gaming è stato Falcon, il nuovo prodotto di Magellan Robotech del gruppo Stanleybet. Si tratta di un virtual football che consente, attraverso due schermi, di effettuare scommesse live nel corso dell’evento virtuale caratterizzato da 5 minuti di prematch, 10 minuti di durata del primo tempo, 5 minuti di intervallo e 10 minuti del secondo tempo della partita.
Altro prodotto di punta della Magellan è Trident, Si tratta di un gioco, con soluzioni 1-2-3-4 schermi che permette di effettuare campionati a 16-18-20 squadre. E' completamente personalizzabile e e permette di selezionare maglie, nome squadre e addirittura la pubblicità a bordo campo. Insomma, si tratta di una vera e propria rivoluzione nel campo del gaming/gambling.

L'Italia fuori dal coro

In un settore sempre più in espansione e che da anni è esploso anche in Italia, il nostro Paese va in controtendenza in campo legislativo. Il divieto totale di pubblicità che ha sconvolto il settore del gambling nazionale, ha infatti fatto scalpore anche all'estero. Le norme applicate vengono viste dal di fuori come un autogol clamoroso verso un sistema che, invece, andrebbe regolamentato.

Il problema del GAP non è, infatti, un male solo nostrano. Altri Paesi, come Spagna e Gran Bretagna, sono particolarmente colpiti da questa piaga, ma hanno deciso di affrontarla questione in maniera diversa. Vista dall'Europa, la strategia italiana finisce per demonizzare il gioco e portarlo verso un allontanamento del pubblico da esso.

L'obiettivo che le grandi nazioni si danno, invece, è quello di trovare nuove strategie in grado di migliorare l’offerta ludica e nel contempo provare a sovvertire la cattiva immagine che da sempre attanaglia il settore.

La linea UE

A questo riguardo è interessante citare la ricercaConsumer protection in EU online gambling regulation” condotto dalla City University di Londra che ha confrontato lo stato dell’arte delle varie legislazioni europee in materia di gioco d’azzardo rispetto a quanto raccomandato dall'Europa. Il risultato è che in Europa la sicurezza nel gioco non è uniforme e garantita a tutti i cittadini, lo stesso vale anche per la tutela dei minori. Stando alla ricerca, l'unico paese europeo che rispetta gli standard di sicurezza sul gambling è la Danimarca.

Ma di quali parametri si parla? Se è vero che non esiste una legge UE che regoli tale questione, vi è una specie di linea guida, la Commission Recommendation del 14 luglio 2014. Quest'ultima raccomanda “agli Stati membri di adottare principi per i servizi di gioco d’azzardo on line e per le comunicazioni commerciali responsabili relative a tali servizi, allo scopo di garantire ai consumatori, ai giocatori ed ai minori un elevato livello di tutela, inteso a salvaguardare la salute e a ridurre al minimo gli eventuali danni economici che possono derivare da un gioco compulsivo o eccessivo”. Il documento non è vincolante, ma serve comunque a tracciare una linea precisa sulla situazione del gioco.

La ricerca cui abbiamo accennato ha messo in evidenza diversi dati sconcertanti sulla questione. Nello specifico, 25 paesi richiedono l’iscrizione di un account di gioco per poter accedere ai vari giochi e scommesse, mentre solo 22 paesi seguono un valido iter di verifica per questi account creati, tra questi rientro i casinò online italiani. L'unico parametro tenuto in considerazione da tutti i 28 paesi considerati è quello della soglia minima di età per permettere di giocare oppure no. Solo in 13 di essi, però, è obbligatorio segnalare questa restrizione dell’età anche durante la pubblicità. Soprattutto, e qui bisogna riflettere, nessun paese comunica i dati in forma diretta agli uffici del servizio sanitario nazionale o a enti e associazioni impegnate nella lotta e la prevenzione dei disturbi da gioco d’azzardo.

E' necessario che la UE intervenga al più presto per dare una legge precisa in materia di gambling e permettere una uniformità europea sulla questione.