La mafia sempre più infiltrata nelle scommesse e nel gioco d'azzardo online

feb 27

La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha pubblicato la relazione corrispondente al primo semestre del 2018, in cui, tra le altre, viene riportata un'analisi dettagliata sull'infiltrazione della criminalità organizzata nel mercato del gioco d'azzardo italiano.

La relazione semestrale illustra il modus operandi, i profili evolutivi e le regioni in cui opera la mafia in Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata. Il report analizza per la prima volta in maniera sistematica le proiezioni ultraregionali delle mafie.

Criminalità organizzata calabrese

La relazione riporta che sul fronte imprenditoriale, è proiettata verso ambiti delinquenziali contaminando pericolosamente l’economia legale ed il monopolio di interi settori come le concessioni dei giochi, attraverso il sequestro di società, unità immobiliari e terreni, per un valore complessivo pari a circa 50 milioni di euro, dislocati tra Reggio Calabria, Roma, Milano e Messina.

Criminalità organizzata siciliana

Come già emerso nell'operazione Game Over, il settore dei giochi e delle scommesse continua a rappresentare per la mafia siciliana una lucrosa fonte di investimento. Dall'attività investigativa è emerso come un importante imprenditore del settore fosse riuscito, con l’appoggio delle famiglie mafiose della provincia, ad imporre il brand di raccolta scommesse della società a lui riconducibile, con sede a Malta. Sono state sottoposte a sequestro numerose agenzie e punti di raccolta delle scommesse che, dislocati sul territorio nazionale, utilizzavano però un network di diritto maltese, facente capo all'imprenditore.

In linea generale tutti i mandamenti mafiosi sembrano interessati al settore, favorendo l’apertura di nuove agenzie di gioco secondo quanto si rileva, ad esempio, dall'esecuzione, nel mese di giugno, di un decreto 175 di confisca nei confronti di esponenti di punta della famiglia di Brancaccio, che ha colpito un patrimonio di oltre 10 milioni di euro, composto da aziende e società, molte delle quali operanti nel settore delle scommesse.

Altre attività investigative recenti hanno rivelato che Cosa nostra trapanese, si è significativamente infiltrata non solo nel settore delle scommesse e dei giochi online, ma anche nel business delle aste giudiziarie legate a procedure esecutive e fallimentari, facendo leva sul capillare controllo del territorio attraverso il sistematico ricorso all'intimidazione e all'assoggettamento.

L’indagine Anno Zero ha documentato come il settore delle scommesse e del gioco continua a porsi, con sempre maggiore frequenza, come un terreno di investimento per le consorterie mafiose, che operano attraverso l’imposizione e la gestione di slot-machine all'interno di esercizi commerciali, intestati a dei prestanome.

Criminalità organizzata campana

Alcune organizzazioni camorristiche, casertane e napoletane, riversano il loro interesse nella gestione delle slot machine e delle scommesse sportive online. Da tali attività i clan traggono ingenti profitti sia direttamente, riuscendo a gestire tutta la filiera delle operazioni che attengono ai giochi, sia indirettamente, ricorrendo a prestiti con tassi usurari a giocatori affetti da ludopatia.

Dall'indagine emerge che quello del gioco è solo uno dei tanti settori dai quali si evince che le organizzazioni camorristiche non si limitano a perpetrare reati vessando imprenditori, commercianti e comuni cittadini, ma si sono direttamente inserite nella gestione di attività economiche, interagendo anche con l’economia legale e attraverso circuiti ufficiali.

L’operazione Golden Game della Guardia di Finanza di Marcianise ha portato alla luce un’ingegnosa e fruttuosa attività estorsiva da parte di alcune famiglie che imponevano le slot machine ad oltre un terzo dei bar e locali commerciali del territorio comunale. Dalle indagini è emerso inoltre il reinvestimento dei proventi derivanti dai traffici di droga e dall'usura proprio nel mercato delle new slot con il tentativo di monopolizzare il settore del gioco sul territorio.

Criminalità organizzata pugliese e lucana

L’operazione “Doppio Gioco”, riferisce la relazione della Dia, ha dato prova dell’ altalenante predominio nella gestione della piazza di spaccio del quartiere Libertà tra le consorterie storicamente avverse, che ha portato, tra il 2014 ed il 2016, a fatti di sangue, defezioni e cambiamenti di schieramento.

La criminalità organizzata pugliese e lucana, pur in assenza di evidenti segnali di infiltrazione criminale, sale alla ribalta nell'ambito della complessa indagine 'Ndrangames' che ha individuato le sue connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale. L’attività investigativa ha portato al sequestro preventivo di macchinette elettroniche installate da società riconducibili agli indagati, tra l’altro, presso alcuni esercizi commerciali in provincia di Perugia.

Le operazioni eseguite nel semestre hanno permesso di delineare i profili evolutivi delle dinamiche criminali che oltre a condizionare l’economia locale attraverso pressanti condotte estorsive ed usurarie, mirano all'infiltrazione dei circuiti legali dell’economia e della finanza con il reinvestimento dei capitali illeciti in attività imprenditoriali mafiose, con propensione particolare al gioco online.

In particolare la criminalità brindisina è orientata al controllo del settore dei giochi, mediante il noleggio e la fornitura di slot machine e videolottery, nonché alla gestione dei servizi connessi alle scommesse, con notevoli flussi di cassa.
L’interesse della criminalità organizzata salentina si manifesta anche nella gestione delle attività commerciali di giochi e scommesse anche clandestine. In tale contesto rientra il sequestro di beni mobili e immobili e di quote societarie del valore complessivo stimato in 15 milioni di euro, eseguito nei confronti di un’organizzazione con base a Racale che si dedicava al controllo del gioco d’azzardo manomettendo slot machine

In Piemonte è emerso che "gli stessi gruppi delinquenziali hanno affinato le loro capacità operative specializzandosi nella gestione delle sale da gioco illegali e degli apparati videopoker" mentre in Emilia Romagna, "l’operazione denominata 'Scramble' ha per oggetto anche il settore del gioco illegale".

La Dia ha rilevato azioni illegali riferite al settore del gioco anche nel Lazio. La relazione riferisce che "un ruolo di rilievo è stato giocato, nel tempo, da elementi di spicco della ex 'Banda della Magliana', della camorra e della mafia siciliana, dediti al traffico internazionale di stupefacenti, alle estorsioni, all’usura, al controllo del gioco d’azzardo ed al conseguente riciclaggio dei profitti illeciti nell’acquisizione di molteplici attività imprenditoriali e commerciali del litorale romano".