Le 8 storie di Casinò che hanno contraddistinto il 2014

Quali sono le storie e gli eventi che hanno caratterizzato il mondo del gioco d'azzardo del 2015? Dalla crisi di Macao ai record di Las Vegas, dall'implosione di Atlantic City fino all'anno nero del miglior giocatore al mondo di poker, Phil Ivey.

Il declino di Macao

Il declino di Macao è iniziato ufficialmentenell’estate dell’anno appena trascorso e gli operatori dei casinò hanno attribuitola causa al Mondiale in Brasile. Tuttavia al termine della rassegna iridatanella patria del calcio, il declino non ha subito una battuta d’arresto, anzi è accelerato notevolmente.

Si stima che tale crisi potrebbe protrarsi fino alla seconda metà del 2015 anche se altre previsioni si rivelano più ottimistiche. Vige la speranza che i giocatori torneranno a Macao quando Galaxy Entertainment e Melco Crown Entertainment sveleranno ufficialmente le nuove “creature” sulla striscia di Cotai. I più cauti, invece, descrivono la crisi di Macao come la “nuova normalità”.

La flessione di Macao è stata principalmente causata da una carenza di presenze da parte dei VIP. Le accuse gravano tutte sulle spalle dei junket operator, ovvero coloro che si incaricano di far passare di mano i soldi tra le compagnie sponsor e i Casino.

Alcuni junket hanno chiuso le “VIP rooms”, mentre altri vi hanno rinunciato del tutto lasciandosi prevaricare da rivali più grandi. È il settore dei casinò ad aver subito più perdite, registrando un calo del 30,8% nel solo mese di ottobre. E non è stata una mossa intelligente considerato che i VIP disponendo di alte somme di denaro, altrettante ne investono, costituendo una fonte di entrate non indifferente per i casinò.

Il 2014 sarà considerato come l’anno buio di Macao dalla fine del monopolio di Stanley Ho, la cui figlia Pansy ritiene che il declino sia naturale considerato il ritmo torrido di crescita cui la Las Veges d’Oriente ha assistito negli ultimi 10 anni.

Indipendentemente da ciò, vale la pena ricordare che i casinò di Macao continuano a guadagnare un quarto di quello che Las Vegas incassa in un anno.

L'implosione di Atlantic City

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Il 2014 è iniziato con lo “smembramento della carcassa” dell’Atlantic Club. Quattro degli undici casinò di Atlantic City hanno minacciato di chiudere dichiarando anche bancarotta e lasciando migliaia di dipendenti senza lavoro. La colpa è da attribuirsi alla presenza dei vicini casinò (Delaware, Pennsylvania, Connecticut, e Maryland) e alla mancanza di investimenti in città. Si registra, inoltre, un notevole calo nell’afflusso delle persone che si recano ad Atlantic City per investire denaro o per visitare i casinò.

Le entrate del settore sono crollate dai 5,6 ai 2,86 miliardi di dollari. Secondo la stima degli esperti è la più grande crisi che AC si sta trovando ad affrontare nell’arco dei suoi 36 anni di convivenza con il business del gambling.

La caduta di Caesars Intertainment

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Come per il Revel di Atlantic City, l’acquisizione di nuovi fondi da parte degli Harrah è avvenuta al culmine del boom economico dell’ultima decade. E come il Revel, l'acquisizione è stata gravata da debiti che la dirigenza non poteva permettersi di pagare quando le entrate del mercato dei casinò degli Stati Uniti sono crollate. A differenza del Revel, il team commerciale del Caesars ha trovato un modo per evitare di pagare i debiti, consentendo alla struttura di mantenere i posti di lavoro dei suoi dipendenti.

Una settimana prima di natale la Caesars Entertainment Corp ha raggiunto un accordo con i principali creditori sugli aspetti di un piano di ristrutturazione del debito che prevede un fallimento predisposto per la sua più grande unità a gennaio. Secondo il piano in fase di negoziazione da parte degli obbligazionisti di primo-vincolo, tra cui Paul Singer’s Elliott management Corp. e Pacific Investment Management Co., la società di casinò metterebbe la sua unità di Caesars Entertainment Operating Co. nelle procedure del capitolo 11 il 14 gennaio.

La proposta, che è il prodotto di otto settimane di colloqui tra l'operatore di casinò e i suoi creditori, avrebbe aiutato ad azzerare un debito di 22,9 miliardi di dollari assunto sei anni fa in una delle più grandi operazioni di leveraged buyout di sempre. La società adesso ha bisogno del sostegno del gruppo dei creditori al fine di imporre una riorganizzazione della struttura e un recupero dei crediti da parte degli azionisti.

Il sogno giapponese

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La società giapponese Konami Corp, leader sul mercato del gaming, ha dichiarato nel mese di maggio di essere intenzionata ad investire sui casinò, in previsione dell’approvazione della legge con la quale si intende legalizzare il gioco d’azzardo al fine di incrementare l’offerta di intrattenimento e la nascita di resort a favore di un mercato di almeno 40 miliardi di dollari.

I parlamentari del Partito Democratico stanno cercando di approvare una legge che consenta lo sviluppo di resort casinò in Giappone ma temono che non si possa arrivare all’approvazione del provvedimento in tempo, prima cioè dei termini previsti , vvero entro il mese prossimo.
Aziende come Melco Crown Entertainment, MGM Resorts International e Las Vegas Sands Corp hanno espresso il loro interesse ad investire nei casinò giapponesi.
Il Giappone rappresenta uno degli ultimi mercati dove non sono stati ancora aperti dei casinò e l’analista CLSA sostiene possa diventare una destinazione di gioco leader con un fatturato annuo di oltre $ 40 miliardi.

I sostenitori del disegno di legge vorrebbero aprire i primi casinò entro il 2020, quando Tokyo ospiterà i Giochi Olimpici .

Il 2014 da record di Las Vegas

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Un tema comune è emerso dai rapporti stilati sui guadagni da parte degli operatori dei casinò situati sia a Macao che a Las Vegas. In termini assoluti, i ricavi asiatici hanno continuato a battere quelli americani. Ma la situazione potrebbe presto invertirsi per diversi motivi. Nel secondo semestre 2014 il calo di Las Vegas è stato nettamente inferiore rispetto a Macao, che ha registrato una percentuale di perdita vicina al 20%.

Inoltre, la città del Nevad ha segnato proprio nel mese di dicembre uno dei record storici, ovvero quello nel numero dei visitatori annuali che ha oltrepassato la soglia delle 40mila presenze, segno tangibile che la filosofia dei servizi aggiuntivi al casinò in senso stretto premia in termini di incremento dei flussi turistici.

La protesta dei lavoratori di Macao

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Dopo anni di salari stagnanti, intossicazioni da fumo, abusi verbali e fisici da parte, i lavoratori del casinò di Macao hanno detto “basta” e sono scesi in piazza in segno di protesta. Non essendo riusciti però a convincere i dirigenti del casinò ad accettare le loro proposte, e prenderli sul serio, sono intervenuti i sindacati a dar man forte alla loro causa.

Alcuni casinò della striscia di Cotai hanno trasferito il proprio personale da altre parti per smorzare l’impatto mediatico di queste “job actions”, ma le leggi locali hanno impedito loro di trasferirli all’esterno di Macao. Dopo un lungo tira e molla, la maggior parte degli operatori si è convinta a scendere a patti con loro offrendo premi annuali. Nonostante ciò, i sindacati hanno continuato a chiedere più garanzie per i lavoratori.

La sforzo compiuto si è rivelato vano poiché l’apice delle proteste coincise con l’inizio del declino di Macao e della democrazia di Hong Kong, che ha portato le autorità a guardare alla proposta di Macao con sospetto. Il presidente cinese Xi Jinping, in una visita a Macao, ha messo in guardia tutti contro ulteriori proteste pubbliche. Adesso resta da vedere se i lavoratori di Macao avranno il coraggio di scendere in piazza ancora una volta nel 2015.

La crisi di Singapore

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Le revenue di Singapore hanno sofferto della crisi di Macao nel 2014, ma i primi segni di decadenza si erano già verificati prima che la caduta libera della striscia di Cotai iniziasse davvero. Macao ha registrato una crescita del fatturato del 19 % nel 2013, mentre la crescita di Singapore era inferiore al 4 %. Nel primo semestre del 2014, il numero di turisti cinesi che hanno visitato Singapore è calato vertiginosamente del 30 %.

Ma mentre Singapore potrebbe aver toccato il fondo, la sua fama di modello normativo è stata messa in dubbio da altre giurisdizioni asiatiche che pensano di lanciare un proprio mercato di casinò nei prossimi anni. La situazione è alquanto paradossale. Da un lato i regolatori di Singapore non hanno scrupoli a distribuire multe a sei cifre con una frequenza allarmante, dall’altro i prezzi di ingresso giornalieri per le strutture che ospitano casinò sono considerati popolari se rapportati ad una legge che vieta il gioco al di fuori dei grandi casinò, aspetto che la maggior parte dei commercianti considera come garanzia di insuccesso.

L'anno nero di Phil Ivey

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Phil Ivey, probabilmente il miglior giocatore al mondo di poker, si era creato una reputazione nel corso dell’ultimo decennio grazie ai suoi successi in molte competizioni internazionali. Recentemente si è appreso che Ivey sia un grande esperto di baccarat, un altro gioco da tavolo dei casinò in cui l'abilità passa in secondo piano rispetto al poker. In realtà il top player statunitense aveva trovato un modo per avvantaggiarsi proprio in questa specialità..

Nel 2013, il casinò Crockfords di Londra ha accusato Ivey di edge-sorting, che si sarebbe avvalso di piccoli difetti nel processo di produzione delle carte (modelli irregolari nei disegni stampati sul dorso delle carte) per agevolarsi nel gioco. Nel 2014 il casinò Borgata di Atlantic City ha inoltre accusato Ivey per la sua tattica, citandolo in giudizio per recuperare quasi 10 milioni di dollari in vincite..

In entrambi i contenziosi, Ivey ha dichiarato che i casinò erano da biasimare per la concessione delle richieste di utilizzo di alcune confezioni di carte e per la rotazione di carte di alto valore in modo che sarebbero più facilmente identificabili dai giocatori..

Crockfords, che aveva rifiutato di pagare a Ivey 7,8 milioni di sterline in vincite, ha vinto la sua causa in tribunale lo scorso mese di ottobre. Il casinò Borgata sta ancora cercando di recuperare le sue perdite, mentre Ivey non si è assolutamente pentito.