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Decreto Dignità: gli effetti negativi dello stop alla pubblicità del gioco legale

su Alex di Maggio | Pubblicato il July 05 2018 | Inserito in Speciali
Decreto Dignità: gli effetti negativi dello stop alla pubblicità del gioco legale | {bonus}

Moreno Marasco, presidente dell’associazione Logico e country manager di Bwin Italia, ha commentato le disposizioni sulla pubblicità del gioco contenute nel decreto Dignità. “Il gioco online è una forma di intrattenimento se praticato, giustamente, con moderazione. Il Governo, invece, ha deciso scendere in trincea contro l’intero settore armato dei divieti contenuti nel Decreto Dignità, approvato dal Consiglio dei Ministri”, ha dichiarato in una recente intervista.

Riferendosi nello specifico allo stop totale delle sponsorizzazioni e pubblicità del segmento onlline ha descritto la sua posizione e quella dell’associazione che rappresenta esprimendo il disaccordo nei confronti del decreto considerato inappropriato: “La nostra posizione rispetto al decreto Dignità, come configurato ora, è chiara: non lo condividiamo nel metodo e nel merito. Prima di tutto consideriamo che la modalità del decreto sia stata inappropriata: non è qualcosa che ha carattere di urgenza e con ciò si è anche esautorato il Parlamento, evitando oltretutto qualunque dialogo con le parti. Non è mettendo lo stop alla pubblicità che si otterrà il risultato di prevenire il fenomeno della ludopatia”.

Inoltre, continua, “togliere la pubblicità non è una buona scelta, dato che rappresenta l’unico strumento che abbiamo noi concessionari online per distinguerci dagli operatori illegali”, adducendo che la misura colpisce in primis il settore dei casinò online AAMS che rappresenta soltanto il 7% della spesa lorda del settore, “incidendo in tal modo sulla più piccola e la più virtuosa della catena”.

A ciò si aggiunge il fatto che il divieto della pubblicità porterà un grosso ammanco nelle casse del mondo del calcio: “Non ho stime precise. Di certo parliamo di 200 milioni di investimento pubblicitario. Ma la preoccupazione è che si voglia cancellare tutto il buono fatto. Non è un caso che Francia e Spagna sono preoccupate dell’intenzione di Di Maio di esportare questo modello”, sostiene.

Spezzando una lancia a favore dell’intervento normativo, Marasco auspica che il divieto possa convertirsi in un’occasione nella direzione di un’ autoregolamentazione del settore: “Lo stop è immediato ma i contratti proseguono. Sulla carta il settore ha l’occasione di autoregolamentarsi, di lanciare così un messaggio. Questo divieto anziché tout-court si potrebbe ancora tramutare in un divieto sulla pubblicità nociva e ingannevole”, ha concluso.

A condividere le preoccupazioni del presidente di Logico, oltre a rappresentanti ed operatori del settore, l’ex Ministro dell’Interno ed esponente di spicco della Lega Roberto Maroni secondo il quale il divieto non è la soluzione giusta e che non basta vietare la pubblicità per risolvere il problema della ludopatia. Il modello, secondo Maroni dovrebbe essere quello delle “nazioni europee che confinano le slot machine e le vlt in sale da gioco specializzate, dove puoi giocare e dove sono presenti esperti e psicologi che, in caso di bisogno, certificano il problema e impediscono al soggetto di entrare in quei luoghi. Ma se le slot machine sono nei bar e nei locali, non puoi mica impedire a chi soffre di ludopatia di entrarci... Mi auguro che anche questa parte della legge che, ripeto, mi sembra la migliore, venga fortemente modificato in Parlamento”.

E se il nuovo decreto rischia di convogliare il settore verso l’illegalità, vanificando il lavoro svolto in questi anni dagli operatori AAMS e dall’ADM per ridurre i rischi di dipendenza patologica, a dircelo sono i numeri.

Ricerca Fondazione Bruno Visentini-IPSOS: solo lo 0,8% dei giocatori online possono essere considerati problematici

Secondo i dati riferiti al 2018 derivanti da una ricerca elaborata dalla Fondazione Bruno Visentini insieme ad IPSOS, su un campione di 1.000 interviste telefoniche e 600 formulari somministrati ai giocatori online, il 41% degli italiani tra i 18 e i 75 anni possono essere considerati dei ‘consumatori di gioco’: di questo 41%, il 23% giocano in modo occasionale (giocano una volta all’anno), il 9% sono giocatori sporadici (giocano una volta al mese), il 6,3% sono giocatori settimanali e il 3,3% giocano ogni giorno. Di questi ultimi giocatori, un quarto possono essere considerati problematici, ossia lo 0,8%.

Rispetto allo scorso anno c’è stato un aumento dei giocatori online: 3,7 milioni di giocatori online e, di questi, circa la metà (1,6 milioni) dichiarano di effettuare anche delle giocate illegali. È un dato inquietante, perché di questi giocatori dei circuiti illegali la maggioranza sono giovani”, ha commentato Luciano Monti, condirettore scientifico della Fondazione nel corso del programma radiofonico “Tutta la città ne parla” su Radio 3.