Rapporto Coop, l'italiano medio non è un giocatore di slot machine

set 06

L’ultimo Rapporto Coop sui consumi degli italiani, redatto dall’Ufficio Studi Coop, descrive l’italiano medio come una persona sportiva, attenta all’alimentazione e dedita a passatempi salutari come il giardinaggio o la buona cucina che non disdegna il gioco, non considerandolo però come un’abitudine prevalente. Secondo l’indagine il 15% degli italiani gioca con slot machine e videolottery; il 2% si dichiara dipendente o quasi dal gioco d'azzardo.

La percentuale sale nel caso di altri giochi e scommesse sportive

I risultati dell’indagine “Stili d’Italia” riferiscono come il 40% degli italiani si dedichi a questa tipologia di passatempo, che tuttavia non deve essere considerato nel suo complesso in termini di ludopatia: il 36% degli italiani scommette, posizionandosi però in una fascia medio-bassa di giocata, che si riduce ad una semplice scommessa sulla partita di Serie A della domenica; il 4% è uno scommettitore assiduo.

Considerando le statistiche ufficiali, l’Italia è il primo paese in Europa per la diffusione dell’abitudine al gioco in termini di incidenza del gioco legale sul Pil. Un primato che induce a riflettere considerata la portata di questo fenomeno il cui gettito erariale è pari allo 0,6% del Pil, il triplo di Francia e Regno Unito (0,2%) e cinque e sei volte tanto la quota registrata in Spagna e Germania, che si attesta allo 0,1%. L'entrate erariale, congiuntamente al modello di gioco pubblico legale e regolamente sviluppato nel nostro Paese, avevano innalzato il sistema Gioco in Italia come un modello in tutto il mondo.

Gioco legale: dati dal 2001 ad oggi

Questi dati spiegano perché il problema della dipendenza del gioco sia tornato in auge nell’agenda politica, basta pensare alla recente approvazione del Decreto Dignità, e sia considerato ancora più grave se guardato in prospettiva storica. I dati elaborati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che si occupa della regolamentazione dei casinò online italiani, rivelano che dal 2001 ad oggi la raccolta derivante dal gioco legale è aumentata di cinque volte, passando da 20 ad oltre 100 miliardi di euro. Occorre tuttavia precisare che il volume delle giocate non deve essere confuso, - attitudine comune per chi fa disinformazione sul gioco legale - con l’esborso effettivo in quanto una buona parte viene restituita ai giocatori in vincite. Considerando la questione dal punto di vista generazionale, emerge che la pratica del gioco è particolarmente diffusa fra i giovani under-34.

La ricerca riporta dati tutt'altro che allarmanti: l’84,8% degli intervistati dichiara di non giocare alle slot machine, contro il 60,8% di chi non scommette abitualmente. Il 6,8% dichiara un basso consumo di slot e il 21,4% di scommesse. Il 14% degli intervistati si dichiara medio consumatore di scommesse e il 6,5% di slot. Solo il 3,6% degli intervistati si definisce un “alto” consumatore di scommesse e il 2% di slot.

La maniera sbagliata di contrastare la ludopatia

La censura che sta rivestendo il settore del gioco legale, in particolare quello online, rischiano di riportare in auge il fenomeno del gioco illegale e non regolamente. Populsimo e disinformazione hanno criminalizzato il settore, di cui la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica non conosce praticamente nulla. La ludopatia, come dimostrano vari studi nazionali e internazionali, non è legata alla vicinanza di sale slot o alla possibilità di crearsi un conto virtuale per giocare alle slot machine online o partecipare ad un torneo di poker. Le cause sono legati a fattori psicologici dei cosiddetti giocatori problematici, scaturiti da assenza di lavoro, disturbi ossessivo-compulsivi, problemi sociali, familiari e di coppia. Ostracizzare il gioco legale non è la medicina di tutti i mali per competare il GAP, il ludopata troverà sempre un modo per giocare d'azzardo, ma questa volta non sarà tutelato dallo Stato.