Renzi e la fine dei giochi

La vittoria schiacciante del no al referendum costituzionale del 4 dicembre ha sancito, come tutti sappiamo, la fine del governo Renzi. Con la caduta dell'esecutivo guidato dall'ex sindaco di Firenze si fermano però anche tutti quei provvedimenti e interventi che erano in programma e in agenda. Quantomeno per ora, è tutto rinviato a data da destinarsi. Occorre vedere quali saranno le priorità e le decisioni di chi ora occupa Palazzo Chigi, ossia Paolo Gentiloni, il nuovo premier nominato e scelto da Mattarella e che, insieme alla sua squadra, ha ottenuto la fiducia di ambo i rami del Parlamento. Uno dei temi più delicati è, senza alcun dubbio, quello dei giochi pubblici. Era nei piani un vero e proprio riordino del settore, che era già stato proposto in sede di Conferenza Unificata. Ora però è tutto saltato.

È chiaro ed evidente a tutti che è estremamente necessario e importante un riassetto, che permetta una migliore regolamentazione dell'offerta e una ridistribuzione delle competenze in ambito locale. Quest'ultima questione è fortemente legata allo sviluppo oramai dilagante della ludopatia, ossia del gioco patologico. Il rischio ora è quello di un'ennesima fase di stallo. Eppure sembrava davvero essere la volta buona, dopo continui annunci e promesse. Lo stesso premier Renzi, in un'intervista concessa al magazine Vita nel mese di settembre, aveva parlato di "togliere le slot dalla tabaccherie e dagli esercizi commerciali". In parole povere, secondo quanto dichiarato dall'ex Presidente del Consiglio, nei pubblici servizi (bar) e nelle rivendite di tabacchi si sarebbe dovuto intervenire per realizzare solo una significativa riduzione delle slot machine, mentre l’eliminazione avrebbe dovuto riguardare gli esercizi generalisti secondari, vale a dire ristoranti, alberghi, edicole, stabilimenti balneari, rifugi alpini. Stiamo parlando di una mossa strategica fondamentale, che però non è stata attuata.

Lo strumento atto a fare ciò sarebbe dovuta essere la Legge di Bilancio 2017, anche grazie a dei cospicui emendamenti al Senato. Ma la rapida approvazione, avvenuta con la fiducia e causata dalla crisi di Governo, non ha permesso alcuna modifica al testo già approvato dalla Camera dei Deputati. Rimane comunque l'accordo con Comuni, Regioni ed aree metropolitane, ma il timore che tutto possa saltare si fa sempre più vivo. E a quel punto si potrebbe tranquillamente parlare di ennesima occasione persa. E, visto il punto a cui si era riusciti ad arrivare, sarebbe davvero un grosso peccato.

Difficile pensare e sostenere che quella dei giochi sia una delle priorità del neonato governo Gentiloni. Ovviamente molto dipenderà dalla sua durata e dalla sua tenuta, soprattutto a Palazzo Madama. Ciò che è certo e che la fine dell'esecutivo a guida Renzi ha creato un po' di incertezza a livello generale e quindi anche in quello che è uno dei business che fa da traino a un'economia italiana zoppicante, visto quanto frutta alle casse erariali.

La speranza è che l'immobilismo prima o poi si sblocchi e che la fine dell'ex premier non porti in un certo senso anche a quella dei giochi. Un ambiguo gioco di parole che spiega però perfettamente la situazione e la realtà.