L'Unione Europea apre al divieto di pubblicità al gioco d'azzardo

ott 20

La diaspora tra antiproibizionisti e sostenitori del gioco d'azzardo amplia i suoi orizzonti varcando il confine alpino. La Commissione UE ha recentemente palesato la sua intenzione di "non porre alcun ostacolo preventivo all’eventuale divieto di pubblicità al gioco d’azzardo da parte dei singoli stati membri".

Il tema della pubblicità è uno dei principali cavalli di battaglia delle istituzioni e associazioni che da anni considerano il gioco d'azzardo come la principale causa scatenante della ludopatia. La diffusione di spot pubblicitari legati al gambling in tutte le fasce orarie è stata oggetto di una sorta di rivolta mediatica, che ha coinvolto persino personaggi dello spettacolo. Si tratta di un vero e proprio 'tormentone', che da sei mesi a questa parte sta monopolizzando il mondo dell'informazione legata al settore dei giochi.

L'apertura dell'Unione Europea ha creato delle reazioni contrastanti in seno ai gruppi parlamentari, come testimoniano le dichiarazioni rilasciate da alcuni dei principali esponenti politici maggiormente legati a questo settore. La deputata di AP, Paola Binetti, ha dichiarato che "Dato che l’Ue non pone il veto, dobbiamo utilizzare quanto presente già nel decreto Balduzzi, quanto già previsto all’articolo 14 della vecchia delega fiscale e quanto proposto dalle varie iniziative parlamentari per dire una volta per tutte ‘no’ a 360 gradi alla pubblicità al gioco d’azzardo. Ed è schizzofrenico poi - conclude Binetti - da parte del governo aprire 22 mila punti scommesse sul territorio nazionale”. Una posizione decisa quella della Binelli per il veto assoluto a qualsiasi forma di gioco, che ricalca in parte la recente proposta di legge formulata dall'Idv, che esenterebbe dal veto solo e esclusivamente il Lotto e le Lotterie Nazionali.

Interessante il commento rilasciato da Franco Mirabelli, senatore Pd in commissione Finanze, che riassume gli effetti a catena che potrebbe provocare un divieto assoluto di qualsiasi forma di pubblicità. "Il divieto di pubblicità si traduce in un confronto con tutti gli operatori del settore e con i problemi che si incontreranno al momento. Che non sono solo gli interessi che si vanno a toccare, ma costruire una norma che stia in piedi”. Mirabelli, pur dimostrandosi favorevole al divieto, spiega come il divieto di pubblicità delle aziende di gambling sui media tradizionali potrebbe determinare la chiusura dei medesimi, spesso sponsorizzati e sostenuti economicamente dagli operatori legalizzati AAMS. "Occorre trovare il giusto equilibrio", conclude Mirabelli ai microfoni del Velino.

Gli interessi in gioco sono tanti visto l'importanza del settore Giochi per l'economia italiana, soprattutto in termini di gettito per le casse dell'Erario. La prossima Legge di Stabilità e la Delega Fiscale ci forniranno nuove indicazione su uno dei temi più scottanti del settore.