Il gioco illegale “ringrazia” la lotta al gioco legale. Sfondato il muro dei 20 miliardi di euro

feb 15

In questi ultimi anni lo Stato ha cercato di regolamentare il settore del gioco ricorrendo a provvedimenti contenenti divieti, limiti orari, distanziometri e misure legislative che hanno portato ad un aumento del Preu sugli apparecchi di intrattenimento, questi ultimi, in particolare, nel mirino delle riforme statali volte a porre ordine nel settore.

Le decisioni governative hanno portato ad accesi dibattiti tra opinione pubblica, operatori, politici, rappresentanti dell’industria per i quali tali decisioni avrebbero comportato un ritorno all'illegalità e alla progressiva scomparsa del gioco legale. Riferendosi alle ultime stime della Guardia di Finanza, secondo le quali il sommerso nel settore del gioco vale 20 miliardi di euro, tali previsioni sembrano essersi avverate.

L’azione del Governo, tuttavia, non si è arrestata. L'esecutivo ha sferrato un ulteriore colpo al comparto degli apparecchi da intrattenimento: per reperire le coperture necessarie a chiudere il decreto su Reddito di Cittadinanza e Quota 100 - circa 400 milioni di euro - ha deciso di innalzare ulteriormente il Preu sulle slot machine di un 0,65%.

L'evoluzione del Preu

Ripercorrendo a ritroso le tappe che hanno portato all'ennesimo incremento dell’accise, ricordiamo che nel 2016 il PREU sulle Awp era del 17,5%; dal 1 settembre 2018 è passato al 19,25% e un ulteriore aumento lo porterebbe al 20%.

Misura esagerata per un settore già messo in ginocchio da misure nazionali e regolamenti regionali, (ricordiamo i casi di Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia che ad oggi vietano attività di gioco connesse al gioco nel raggio di 500 metri da luoghi cosiddetti sensibili), che non servono a distogliere i giocatori dall'attività e che ricorrono ad altri canali che di lecito hanno ben poco.

I settori interessati dal gioco illegale

Sono tre i comparti interessati dal gioco clandestino: “il gioco mediante rete fisica attraverso apparecchiature che si collegano ai siti illegali ovvero attraverso apparecchiature che offrono giochi promozionali vietati in quanto in violazione alla riserva statale sui giochi (i cosiddetti totem); la manomissione/alterazione di apparecchi da gioco con vincita in denaro; le scommesse (sia mediante rete fisica che mediante siti on line illegali)”, si legge nella Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva che ha accompagnato la Nota di Aggiornamento del DEF dello scorso mese di ottobre.

In particolare, i totem, sono al centro degli episodi più frequenti di cronaca. E’ il caso di alcune sale della provincia di Torino in cui vengono utilizzati per giocare online al posto delle classiche slot machine, un escamotage che consente di aggirare la legge regionale del Piemonte, che introduce il distanziometro e prevede il divieto delle slot nei locali con una distanza inferiore ai 500 metri dai luoghi sensibili. E non si tratta di un caso isolato.

In Emilia Romagna, edicole ed internet point, dove è possibile trovare un numero di operatori regolamentati come Starvegas e Star Casino, sono stati trasformati in centri scommesse abusivi e i militari della Guardia di Finanza hanno scovato macchinette illegali nei retrobottega dei bar.

La prova evidente di tali episodi è che il distanziometro e i vari divieti non rappresentano la soluzione per risolvere i possibili problemi connessi al gioco problematico.

Il distanziometro non rappresenta una soluzione per risolvere i possibili problemi connessi all'abuso di gioco” - ha chiosato Antonio De Donno, procuratore della Repubblica di Brindisi e presidente del comitato scientifico Eurispes. “Crea selezione arbitraria e dannosa. Gli imprenditori sani saranno marginalizzati e costretti a rinunciare alla propria attività, con la conseguenza di ridurre l’occupazione e aprire nuovi spazi alla criminalità organizzata”.

La realtà che più si avvicina ai fatti è che mentre le istituzioni puntano a ridurre slot, limitare gli orari di accensione degli apparecchi e la loro collocazione, si registra un’esplosione del sommerso, stimato ad oggi a 20 miliardi di euro l’anno.

Nonostante la regolamentazione ad oggi, stimiamo un sommerso di 20 miliardi di euro l’anno nel settore del gioco. A differenza di quanto si può pensare si gioca maggiormente nelle Regioni più ricche, a dimostrazione di come sia errata l’equazione che si tenta la fortuna per arricchirsi”, ha spiegato Pierpaolo Manno, Comandante Provinciale Guardia di Finanza di Brindisi.