Le app di gaming nell'Olimpo della pubblicità online

data di creazione: set 05
Scritto da Alessandra Santoro

Il mercato delle app è in continua crescita e le schermate dei nostri dispositivi mobili pullulano di programmi di qualsiasi genere: dai più utili - come RecoverMe, che offre sostegno ai giocatori patologici - a quelli dal sapore più goliardico, che magari abbiamo utilizzato solo un paio di volte scordandocene poi rapidamente.

Neppure il mercato del gioco digitale è rimasto indenne al fascino delle app. In base a uno studio di Data.ai, negli ultimi anni il mobile gaming ha subìto una clamorosa impennata che ha distaccato anche le più classiche modalità di gioco - come computer e console – e proprio i dispositivi mobili stanno trainando il mercato globale del gaming, per il quale si prevede un incremento fino a 222 miliardi di dollari nel corso del 2022.

Il progresso della tecnologia nel campo degli smartphone ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale in questa crescita, dal momento che i cellulari sono oggi in grado di offrire grafiche ed esperienze di gioco che non hanno nulla da invidiare alle console.

Ma smartphone e tablet non solo sono altamente performanti: si prestano anche quali potenti canali di marketing. È stato infatti rilevato da AdColony come le app di gaming salgano sul podio dei canali più fruttuosi per le pubblicità: i consumatori sono più propensi a effettuare acquisti di prodotti o servizi che hanno visionato su Google (34%), Facebook (30%) e nelle app di gaming (29%).

Le diverse tecniche di marketing

Sono svariate le tecniche di marketing e i tipi di pubblicità che vengono sottoposti ai giocatori (in-game ads) e non tutte hanno lo stesso tasso di gradimento.

Il dato che emerge con più chiarezza è che gli utenti preferiscono le app in versione freemium, cioè sono più propensi a visionare pubblicità durante l’utilizzo dell’app piuttosto che pagare e non visionarne affatto: fra Germania, USA, Giappone e UK le percentuali di chi preferisce pagare per non vedere pubblicità oscillano fra il 6 e il 7%.

I più graditi, naturalmente, sono gli annunci meno invadenti. Meglio ancora se possono offrire qualcosa in cambio e migliorare l’esperienza di gioco, come bonus, gadget, premi. I rewarded video e i playable ads sono infatti i preferiti negli Stati Uniti: i primi offrono una ricompensa se si guarda l’annuncio sotto forma di video, mentre i secondi sono a tutti gli effetti piccoli giochi tramite i quali viene veicolata la pubblicizzazione del brand, che possono rientrare nel fenomeno della gamification.

Seppure non si possa parlare di popolarità – si tratta pur sempre di una pubblicità che interrompe un momento di svago – si può dire che a più della metà degli intervistati gli advergaming non dispiacciono.

Ulteriore aspetto circa il quale è stato espresso parere altamente favorevole è sulla tempistica dell’inserzione: è più gradita – o meno sgradita – se interviene fra un livello e l’altro e, dunque, non interrompe il gameplay.

I casinò online fra i primi nella Paid User Acquisition negli USA

Data.ai ha anche analizzato come le tecniche di marketing diano i propri frutti, individuando quali giochi generino la maggior parte di download dai canali a pagamento. Negli Stati Uniti, si tratta delle categorie hypercasual, casinò online, match e puzzle.

I due principali canali sono Paid Ad Downloads – che è poi quello preponderante – e, in misura minore, Paid Search Downloads: gli annunci a pagamento sono dunque quelli che conducono alla maggior parte dei download a pagamento.

Ulteriormente, è emerso che i video pubblicitari dominano in praticamente qualsiasi categoria di gioco, eccetto gli action games, in cui si utilizzano molto di più i banner, probabilmente più efficaci in relazione alla specifica tipologia di gioco.

I match games vanno invece in controtendenza e si distinguono con la più alta quota di playable ads, che rappresentano in questo caso il 31% del totale, mentre nelle altre categorie le percentuali sono decisamente più basse, talvolta irrisorie.