Riaprire e non ristorare: il governo smetta di ignorare il grido del settore del gioco

data di creazione: gen 10
Scritto da Alessandra Santoro


Centottanta giorni di chiusura nella seconda ondata, un colpo da KO per tutti. Il settore non si arrende e studia le misure di sicurezza, ma il tempo stringe

Centottantagiorni, almeno, di chiusura forzata. In tarda primavera, quando i numeri dei contagi da Coronavirus stavano calando anche vistosamente, il settore del gioco pubblico stava pianificando una apertura che non sarebbe stata semplice. Le perdite erano forti, come d'altronde in ogni altro comparto, e solo la filiera del gioco online ha svolto la funzioni di tappabuchi.

Nel bel mezzo di una riapertura tanto auspicata, una nuova stangata, lunghissima: centottanta giorni. Almeno. Quelli ufficiali. Perché no, neanche nel prossimo dpcm è prevista una riapertura per le sale slot, bingo e per i centri scommesse. Il comparto online può reggere, certo, ma l'offerta di gioco pubblico su territorio resta indispensabile per salvaguardare risorse umane e, soprattutto, posti di lavoro.

FATTURATO ZERO, I RISTORI NON AIUTANO

Ecco perché le richieste dovranno prima o poi essere accertate. Il comparto del gioco pubblico spera nell'allentamento delle misure e soprattutto nella istituzione della cosiddetta zona bianca, che permetterebbe di far riaprire l'intero settore oltre che musei, teatri, cinema e mostre. Riaprire deve essere la priorità per il gambling: i ristori, ad oggi, non fruttano. I soldi non sono sufficienti per sopperire a sei mesi di fatturato zero e di costi rimasti invariati, oltre che ad imposte sempre più crescenti.

Senza considerare che un intero tessuto, come quello dei produttori delle macchine da gioco, non è stato preso in considerazione nella distribuzione dei soldi del Decreto Ristori. All'orizzonte le notizie non sono positive: dal 16 gennaio in poi non è ancora prevista una riapertura, ma le cose possono cambiare presto, magari dopo un eventuale tavolo di confronto. Va pur detto che tutte le aziende che offrono il gioco su territorio si stanno adoperando, con grandi investimenti privati, a mettere a punto un piano che garantisca il rispetto delle norme, la tutela dei cittadini e degli scommettitori.

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RIAPERTURA SI, MA CON UNA STRATEGIA

Ma il tempo stringe, perché il settore è in perdita e il gioco online da solo non può sopperire. Una strategia dura, quella delle nuove norme di sicurezza, ma pur sempre migliore rispetto a una chiusura. Soprattutto, il governo stavolta non potrà voltarsi di fronte ai dati: nelle sale da gioco (ma il discorso andrebbe ampliato a teatri, musei e mostre) non si sono verificati focolai o enormi contagi, a differenza delle scuole e dei mezzi pubblici, che riaprono malgrado i numeri preoccupanti di settembre e ottobre.

Basterà la riapertura? No, il governo dovrà mettere a punto una sequenza di interventi che andranno a risanare l'intero settore, visti anche i rincari alla tassazione che pendono come una Spada di Damocle. L'aumento del prelievo erariale unico, unito alla mancanza di introiti, è devastante per le aziende. Senza considerare che una riapertura frenerebbe un gioco illegale che si sviluppa grazie alla presenza su territorio della criminalità organizzata. Riaprire il gioco in sicurezza rappresenta un valore non solo economico ma anche umano: significa anche rispettare il giocatore.