2021, urgente ripartire per evitare il fallimento dell'intero settore: il governo smetta di ignorare le richieste di aiuto

data di creazione: gen 10
Scritto da Alessandra Santoro

Si è chiuso l'annus horribilis del 2020, ma le stime delle organizzazioni del comparto per i primi mesi del 2021 non sono per niente incoraggianti: cosa rischia il settore e cosa deve fare il governo per evitare fallimenti

L'annus horribilis di tutti è giunto al termine: sono ormai circa dieci giorni, giorno più giorno meno, che il 2020 non tormenta più le vite di tutti. Dopo dieci giorni dal gong del 2021, si guarda a testa alta un futuro che appare incerto ma più speranzoso grazie al vaccino per il Coronavirus. I primi giorni non sono incoraggianti, era logico che non sarebbe finito tutto da un momento all'altro e altri mesi difficili attendono tutti. Anche per la filiera del gioco pubblico è arrivato il momento di riavvolgere il nastro e guardare indietro: non è facile voltarsi, eppure va fatto un bilancio dell'anno appena trascorso. Che ha visto numerose perdite per quanto riguarda il capitale umano, quello dell'offerta di gioco su territorio, e in parallelo un'espansione netta del settore online.

Si chiude un anno orribile, ma il 2021 non inizierà meglio

Dopo aver tirato le somme, tutte le organizzazioni del comparto (ACADI, As.Tro, Acmi, FIEGL, SAPAR, Sistema Gioco Italia) hanno diramato un comunicato che sa più di richiesta di aiuto. Si parte dall'assunto più logico: sei mesi di chiusura sono stati devastanti per l'intero settore, tre da marzo a giugno e altri centottanta giorni fino al 15 gennaio. Mezzo anno di perdite, di lacrime e sangue, di riorganizzazioni difficoltose e castelli di carta crollati al primo dpcm. Prima ancora, la Legge di bilancio per il 2020 aveva portato un calo della domanda con le nuove misure: restrizioni per le VLT e AWP, nuove regolamentazioni per la sicurezza del giocatore, avevano frenato l'espansione del settore. A questa situazione si è aggiunto un primo lockdown e un secondo mascherato da divisioni in zone colorate. In cui, però, nessuno si è rivolto al settore con un ramoscello d'ulivo.

Il grido di disperazione che si alza dalle parole del documento urla la chiusura forzata di svariate aziende di piccolo-medio calibro. Non riusciranno a sostenere i costi, non potranno affrontare la ricostituzione del capitale sociale. Voltandosi indietro per tirare le somme, anche il futuro inizia a sembrare più scuro: almeno i primi mesi del 2021 saranno dolorosi. Non sarà il tempo ad aggiustare le cose, saranno interventti seri, rapidi e decisi. Quali saranno gli effetti della noncuranza governativa? Un calo di reddito delle scommesse che è un lascito dell'imposta sulla raccolta a favore dello sport introdotta a settembre.

Cosa serve per ripartire

Un calo della domanda di gioco su territorio oltre che dell'offerta rispetto a due anni fa. Una riduzione della rete dei negozi e dei piccoli punti di scommessa. Espulsione delle attività di gioco su territorio in numerosi contesti regionali minori. Qualora la chiusura si protraesse oltre il 15 gennaio, si stima una perdita di ricavi netti del 2% a settimana. Sulla linea, insomma, non ci sono le tasche immaginarie di presunti ricconi. Ci sono 10 mila posti di lavoro a rischio. Perché il settore online è un paracadute per il fatturato, ma non protegge il capitale umano.

A questo quadro si aggiunge un rapporto difficoltoso con vari istituti di credito, che rifiutano di mantenere aperti gli affidamenti concessi. Cosa chiede il settore del gioco al governo? Ristori, adeguando gli importi massimi di ristoro alle reali esigenze dei lavoratori, ovvero al 200% del fatturato. Moratoria nei confronti dell'applicazione delle restrizioni a livello regionale. Rivisitazione della Legge di Bilancio; sospensione dei canoni di Concessioni; credito di imposta per gli investimenti sostenuti dalla filiera per rispettare le nuove legislazioni; dimezzamento degli imponibili dell’imposta sugli apparecchi di puro svago ed intrattenimento (ISI) per il 2020 e 2021. Soprattutto, una riapertura in sicurezza, perché le sale da gioco si sono dimostrate tra i luoghi più sicuri per evitare focolai. Girarsi dall'altra parte non è più ammissibile, serve un intervento deciso e concreto. E serve ora.